Itinerari

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San Gemini

San Gemini

Se state per visitare San Gemini, dimenticate la fretta e una volta arrivati abbandonatevi allo stile di vita a misura di persona che scandisce la quotidianità di questo borgo collinare del circondario Ternano. Qui la “lentezza” è pratica del buon vivere, ispirata anche dall’amenità del luogo e del paesaggio che gli fa da cornice. San Gemini, che può vantarsi di essere uno dei borghi più belli d’Italia, ha conservato un’affascinante atmosfera medievale. Il nucleo originario di quello che sarebbe diventato San Gemini sembra sia stato Casventum, un insediamento romano sorto a breve distanza dalla città di Carsulae. E’ certo che l’asse viario principale della parte più antica del borgo, via Casventino, ricalca parzialmente il tracciato della Via Flaminia. Altra certezza è che la nascita di Carsulae fu favorita, oltre che dall’apertura di una grande via di comunicazione (la Via Flaminia) anche dalla presenza in quella zona delle sorgenti di Sangemini, le cui acque alimentarono le terme di questa fiorente città romana. Nei nostri giorni le acque delle Fonti di Sangemini sgorgano all’interno di un Parco poco distante dal centro abitato, in un ambiente ricco di vegetazione arborea secolare.

Delle diverse Porte di accesso al borgo, la settecentesca Porta romana ne rappresenta l’ingresso principale. Prima tappa d’obbligo è il Duomo consacrato al Santo Patrono che ha dato anche il nome alla cittadina. Della chiesa originaria, del ‘300, rimangono l’abside e parte della facciata. Sotto l’altare maggiore sono conservate le reliquie di San Gemini, monaco siriano che giunto in questo luogo nell’ VIII secolo si dedicò a una straordinaria opera di evangelizzazione. In onore del Santo sin dal XIV secolo si tennero dei tornei cavallereschi, così come si legge negli Statuti di quel periodo. Ancora oggi, mantenendo viva quella tradizione, si svolge annualmente in occasione dei festeggiamenti per il Patrono, la Giostra dell’Arme in cui si sfidano in un torneo cavalieri dei due rivali rioni: la Piazza e la Rocca.

La centrale Piazza San Francesco è punto di raccordo tra la parte più nuova e quella medievale del paese. Su di essa prospetta la Chiesa di San Francesco, costruzione risalente al XIV secolo, il cui interno presenta affreschi del XV-XVI secolo. Un lato della piazza è cinto dal settecentesco Palazzo del Municipio, in prossimità del quale si ammira la monumentale Fontana Astolfi, realizzata nella seconda metà dell’ottocento.

Porta Burgi dà accesso alla parte medievale, attraversata da via Casventino che si interseca con viuzze strette e tortuose. Si arriva così alla Piazza di Palazzo Vecchio dominata da Palazzo Pretorio o del Capitano del Popolo (XII- XIII secolo). Questo fu sede del libero Comune di San Gemini . Magnifica la facciata, con l’arcone che sovrasta l’originaria scalinata in marmo, ingentilita dagli stemmi nobiliari che la decorano.  Altrettanto belli si rivelano gli ambienti interni che mostrano gli affreschi originari (XIV-XV secolo) tra cui il ciclo dei “Lavori Agresti”. Nella torre campanaria (denominata Esperia) è collocata la campana, realizzata nel 1318 da Matteo d’Orvieto, con cui si annunciavano le adunanze comunali.

In prossimità della Porta San Giovanni, che si apre lungo la cinta muraria, sorge la Chiesa di San Giovanni Battista dell’inizio del XII secolo.

Il maestoso Palazzo Canova (oggi Medici) fu la residenza estiva dello scultore Antonio Canova, di cui a San Gemini restano alcun opere.

Lasciato il centro cittadino, non potete non andare a vedere  l’Abbazia di San Nicolò (XII secolo), dove visse anche San Gemini. La Chiesa, sulla cui fronte sono murati materiali di spoglio di epoca romana, ha al suo interno resti di affreschi del ‘200 (abside). Notevoli anche i reperti romani e di epoca medievale.

A San Gemini si trova il Geolab (Museo laboratorio di Scienze della Terra). E’ uno spazio interattivo che consente un “viaggio” all’interno del nostro Pianeta per comprendere i fenomeni alla base della sua origine e che ne hanno causano l’evoluzione, con una particolare focus sulla storia geologica dell’Umbria.

NDP