Palazzo Chitarrini

Palazzo Chitarrini

Nel redigere il piano di ricostruzione della città bombardata, Mario Ridolfi v’inserì la via Primo Maggio parallela al corso Tacito ed individuò uno slargo che collegava le due strade: Largo Villa Glori. Uno spazio vuoto creato dalle bombe che l’architetto volle mantenere, in memoria dei mille ternani che sotto le bombe perirono. Alla funzionalità di spazio pedonale di raccordo, si aggiungeva anche l’opportunità di creare una vista di particolare suggestione che arrivava fino alla chiesa di San Francesco. Fu per questo che nel progettare, nel 1951, Palazzo Chitarrini che si affaccia su largo Villa Glori, Ridolfi e Frankl posero particolare attenzione affinché guardando dall’angolo del palazzo fosse possibile vedere in lontananza la chiesa, creando così un nuovo asse urbano riferito alla città storica che aveva come punti estremi il nuovo Palazzo Chitarrini e l’antica chiesa dedicata a San Francesco.

Per creare un legame tra la nuova e l’antica costruzione, fecero ricorso all’uso della pietra sponga. Una grande costruzione che occupava tutto un lato della piazza non poteva presentarsi come un unico blocco squadrato. Ed ecco il ricorso ai balconi triangolari (già usati da Ridolfi al quartiere Italia), e un fascione di cemento che forma sulla facciata una lunga serie di onde destinate ad ospitare le insegne dei negozi.

Con la progettazione della scuola media “Leonardo Da Vinci”, Mario Ridolfi e Wolgang Frankl, completano quel “disegno” di scorcio cittadino che era stato avviato con la progettazione del Palazzo Chitarrini. La scuola sorge nelle immediate vicinanze della chiesa di cui riprende alcune tipologie basilari (la pietra sponga) e a stabilire un ulteriore, delicato eppur “urlante”, segno di contatto, mette in evidenza le aperture delle finestre usando la ceramica, così come nel marcapiano del campanile, e per di più citando gli stessi colori. Non mancano i richiami a Palazzo Chitarrini, con l’uso del cemento armato, né con la coeva Casa Briganti (anni 1959-1960), realizzata in corso Vecchio

Il Palazzo o “Casa Chitarrini” presenta altre particolarità quali i piani parzialmente sfalsati, mentre sono di un certo interesse certi elementi secondari quali le ringhiere delle scale interne, opera di Domenico Malagricci, maestro ferraio che collaborò costantemente con Ridolfi e Frankl.