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Il Museo etnografico della civiltà contadina di Monterivoso

Il Museo etnografico della civiltà contadina di Monterivoso

Andare per borghi nella Valnerina Ternana può diventare un’occasione per scoprire le tradizioni legate alla passata civiltà contadina di questo territorio, mantenute vive nel corso del tempo. Alla vita quotidiana e ai lavori di quella società è dedicato il Museo Etnografico della Civiltà Contadina, situato appena fuori il paese di Monterivoso, piccola frazione di Ferentillo. Oltre che per i materiali in esposizione, il museo è particolarmente interessante perché è stato allestito all’interno di un mulino ad acqua del XVII, il cui sistema idraulico è ancora funzionante e quindi di per sé di grande valore storico-archeologico. Nella zona di Monterivoso, lungo il fiume Nera e dei suoi affluenti, si trovano altri mulini, che sono stati utilizzati fino alcuni decenni fa per la molitura delle olive e dei cereali.  I reperti in esposizione, recuperati e disposti con estrema cura da Silvano Silvani, sono preziose testimonianze di un importante tassello della storia sociale e della cultura popolare della Valnerina.  Particolarmente ricca è la parte della esposizione attinente al lavoro agricolo così come la ricostruzione dell’interno di una casa contadina, di cui si possono vedere molti oggetti che rievocano la vita quotidiana. Ricreata anche una cantina dove sono collocati attrezzi e macchinari per la produzione del vino, tra i quali un torchio dell’800.

Con pochi passi si giunge all’interno del borgo risalente al XIII secolo e su cui svetta l’alta torre di avvistamento di quella che fu la fortezza di questo luogo. L’abitato si erge sul pendio meridionale di monte Sant’Angelo, in una posizione geografica che in passato costituiva un punto di transito per la Dogana del Salto del Cieco- confine tra lo Stato della Chiesa e Regno di Napoli-. Seguendo la via che si snoda all’interno del paese, dove al suo ingresso prospetta un bel palazzo seicentesco, si arriva alla chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate originaria del XIV, trasformata nel ‘500 e recentemente restaurata. Custodisce il dipinto “l’Orazione nell’Orto dei Getzemani” di Francesco Nardini del XVI secolo e anche un pregevole Organo.