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L'Abbazia di San Nicolò

L'Abbazia di San Nicolò

L’abbazia di San Nicolò, una delle più belle dell’Umbria meridionale, si trova poco fuori delle mura del medievale borgo di San Gemini. Secondo alcuni studiosi il primo nucleo del cenobio venne fondato all’inizio del IX secolo da San Geminus, il monaco benedettino siriano che ha dato il nome al borgo. Ad ogni modo, il primo documento che contiene un riferimento all’abbazia è quello relativo alla donazione fatta nel 1036 dal vescovo di Narni, con la quale si assegnavano molti beni al monastero. Nei secoli successivi, San Nicolò raggiuse una notevole prosperità e importanza soprattutto per l’acquisizione, attraverso ingenti lasciti, di estese proprietà nei territori di Narni, Todi e San Gemini.  Quasi completamente distrutto da Federico II, il complesso venne riedificato alla fine del XIII secolo. I lavori di ricostruzione modificarono considerevolmente la chiesa: il nuovo edificio presentava, tra l’altro, un’abside quadrata-quella originale era semicircolare- e uno spazio più ampio per il coro. Si intervenne anche sull’aspetto esterno con il rifacimento della facciata, impreziosita da uno stupendo portale, e la costruzione della torre campanaria. Il portale attuale è una perfetta riproduzione di quello originario,custodito al Metropolitan Museum of New York. Rimosso dalla chiesa agli inizi del ‘900 perché molto rovinato,nel 1936 un antiquario americano ottenne l’autorizzazione per trasferirlo negli Stati Uniti, dove venne restaurato. Le raffinate decorazioni degli stipiti, asimmetriche nei motivi ornamentali, probabilmente sono opera di due diversi artisti. I leoncini laterali posti alla base furono ricavati da due cippi carsulani; e di epoca romana, quasi certamente della stessa provenienza, sono anche i frammenti inseriti nella fronte dell’edificio. Per la costruzione dell’interno della chiesa è stato utilizzato materiale di reimpiego-proveniente anche dalla vicina Carsulae- costituito soprattutto da alcune colonne e capitelli delle navate. Degli affreschi che ornavano le pareti rimangono visibili soltanto quelli dell’abside,di cui uno raffigurata la “Madonna  con il Bambino in trono” e l’altro “San Gregorio Magno” entrambi dello fine del ‘200 e attribuiti a Ruggero da Todi. Inoltre si può ammirare anche una raccolta di reperti romani e medievali di notevole valore archeologico che comprende frammenti di decorazioni architettonica e la scultura marmorea di un leone che afferra un ariete.